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l'essenza plastica dello spasmo: manuale in fieri per una corretta e soddisfacente rantolazione
la realtà è esplosione
post pubblicato in riflessioni , il 22 marzo 2012



Devo porgere delle scuse a chi legge questo blog. Recentemente ho postato due interventi nei quali spiegavo come ricavare carne dalla gente (dirigendo l'operatività a colleghi molesti) e successivamente liberarsi delle prove. Ho scritto quei due brevi articoli con spirito dichiaratamente goliardico, calacando la mano sulla leva del grottesco e dell'eccesso. Per qualche istante mi sono sentito come Swift pur sapendo bene di non essere altro che una pulce sulla spalla di un gigante. Solo adesso mi sono reso conto di aver sbagliato.
Sono stato assolutamente inutile. Credevo di scrivere qualcosa che potesse essere divertente, eccessivo e pieno di spirito rabelaisiano. Invece sono risultato superfluo.
Di questo mi scuso con tutti e per primo con me stesso.
A mia discolpa posso solo dire che non ero consapevole del fatto che la realtà mi aveva superato a destra, mostrato il dito medio e fuggita via. Verso l'orizzonte di Armageddon strombazzando come Gassman ne "Il sorpasso."

Solo ieri ho avuto modo di leggere quest'articolo che mi era sfuggito e del quale posto il link:
http://www.nanopress.it/spettacoli/2011/12/20/reality-shock-cannibalismo-in-onda-in-olanda-carne-umana-mangiata-in-diretta_P5279219.html

Se ne avessi preso visione non avrei scritto quei due post.
Come avrei potuto pretendere di essere preso sul serio quando la quotidianità dimostra in maniera impietosa di essere empiricamente oltre qualsiasi pretesa di concettualizzazione?
Sono arrivato fuori tempo massimo: mi sento come quell'orrendo carrozzone in cui furono dati in pasto al pubblico dei Velvet Underground senza nessuno della line up originaria.

Posticcio. Posticcio e forzato...
Però vi prego di credermi: ero intellettualmente sincero quando scrivevo quelle righe. L'unica mia giustifcazione è l'inconsapevolezza. Credevo davvero che qualcuno si sarebbe schifato al mio inneggiare ad una parossistica e catartica violenza e che qualcuno si sarebbe messo a ridere...
Ma come potevo competere con due persone che si sono fatte asportare chirurgicamente della carne per poi mangiarla davanti alle telecamere per soldi?
Ma in fin dei conti avrei dovuto rendermene conto prima. Anche se quanto riportato non fosse mai accaduto, ogni giorno succedono cose ben più estreme e per di più prive di qualsiasi giustificazione fornita dall'alibi di una ipotetica provocazione intellettuale.
Che senso ha scrivere che occorre uccidere uno stronzo che ci rompe i coglioni sul lavoro, macellarlo, mangiarlo e farlo scomparire per sempre quando i bambini crescono guardando il Grande Fratello? Quelle immagini mercificanti di gente che urla, ride, piange e insegue il suo grande
nulla tra la reclame di un cellulare e quella di un piatto surgelato sono più urticanti ed eccessive di qualsiasi parola scritta. E sono vere. E in quanto tali non sono salvifiche perché prive di motivazioni intellettuali. Mi fa schifo vivere in un mondo dove se uscissero oggi "La Ricotta" o "Salò" nessuno riuscirebbe a coglierne l'intima, dirompente poesia e la disperata metafora, obliterati da un contesto quotidiano che appiattisce qualsiasi capacità di riflessione.
L'omologazione ci ha tolto
anche il gusto del grottesco.


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permalink | inviato da Billy Idol il 22/3/2012 alle 22:34 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
la soluzione ai problemi economici del Paese
post pubblicato in riflessioni , il 17 marzo 2012


Stanotte ho avuto un'esperienza digestiva tellurica. E' stato epifanico e rivelatorio: i peperoni e la mortadella a cena sono da evitare. Intorno alle tre l'apocalisse rettale: ho evacuato anche il duodeno ed ho rimesso anche il panettone di Natale '84. In sottofondo tra un suono baritonale proveniente dallo sfintere posteriore ed un tenorile sospiro tracheale e peristaltico mi pareva di sentire anche Last Christimas. In quel contesto sudaticcio e puteolente tanto ho avuto la folgorazione. Accolta con un gioioso rigurgito al pistacchio ho subito pensato "Come mai questa pensata non è venuta a nessuno? Eppure è così facile..."

La soluzione alla crisi è la cartolarizzazione umana dei redditi superiori a 50000 euro annui.

Tutti dovrebbero essere sottoposti a questo trattamento: proporrei di iniziare da Scilipoti. Tornando a letto alleggerito di almeno un chilo ho poi realizzato perché nessuno aveva avuto questa pensata. Simili riflessioni sono privilegio di individui che vengono colpiti da profonde lacerazioni interiori e che devono poi estrinsecare in modo potente quanto maturato nella loro profondità più recondita. E' ovvio che nessuno dei grandi economisti e dei politici ha mai avuto un'esperienza digestiva così dirompente. Simili momenti ti portano ad uno stato di alterazione della coscienza, ampliando le tue capacità conoscitive: la vera illuminazione è sul trono di porcellana dove lasci quotidianamente qualcosa di tuo. La soluzione è ingozzare di peperoni e mortadella chi deve prendere importanti decisioni. 



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l'urlo di bronzo di una eburnea, plastica distopia
post pubblicato in recinto da ingrasso, il 14 marzo 2012


Oggi al lavoro ho avuto un colloquio molto informale con uno dei vertici dell'azienda presso la quale sono stato distaccato in qualità di consulente. Teoricamente il mio compito dovrebbe essere quello di erogare la necessaria formazione affinché la produzione riesca a salire. Sono stato demandato a questo sagace compito dall'imbecille raccomandato e prezzolato del quale ho tracciato un benigno profilo (l'hr manager dell'azienda di conselunza presso la quale lavoro). In pratica dovrei riuscire là dove i responsabili di produzione hanno fallito. In pratica dovrei riuscire a sistemare una situazione incancrenita da anni in cui l'insipienza ha stabilito il proprio dittariale regime amabilmente supportata dal menefreghismo del titolare che tanto stava tranquillo perché tanto c'erano i fondi europei...

Non tedierò chi per caso è giunto qui riportando il contenuto di questa conversazione che ha avuto luogo in un'atmosfera al contempo grottesca come una novella di Kafka e ridicola come una commediaccia tipo La soldatessa alle grandi manovre. La grande azienda è sempre questo: novità assoluta e capacità di coniugare in maniera olistica Alvaro Vitali e Gregor Samsa. L'esito però vorrei brevemente tracciarlo: in pratica, secondo quest'ometto che difficilmente vincerà un nobel o anche solo un gratta e vinci o anche solo il diploma da ragioniere per corrispondenza, quello che dovrei fare è cercare di non mettere in imbarazzo i responsabili di produzione facendo loro notare che molte dei problemi derivano dalla loro totale inconsapevolezza della matematica più elementare. 2+2=4 devo dire loro, ma con comprensione fraterna, come se non fosse colpa loro. Come se non fosse colpa loro se per calcolare il 75% di un valore occorre dividere x per 100 e moltiplicarlo per 75. Magari sottintendendo che le cose da quando hanno preso la laurea in ingegnaria nel 1983 a Napoli sono cambiate senza che nessuno li avvisasse (titoli delle tesi "Analisi empirica dei processi produttivi del ragù di canre in un'osteria bolognese" e "Lo stato dell'arte dei torchi da vino nelle cantine sociali del Molise").

E la cosa più bella era l'enfasi e l'energia che costui metteva al suo discorso, la veemente e vibratile loquela, l'espressione attenta paragonabile solo a quella di un tizio che aspetta l'autobus e si sta domandando se per caso non sia già passato.

Mi sono sentito strano. Credo di aver avuto un'esperienza fuori dal corpo perché la mia mente vagava felice per i campi verdi, tentata dal mettersi al brucare erba come un ruminante inconsapevole.


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V.U.
post pubblicato in riflessioni , il 11 marzo 2012


Non posso farci nulla... Li adoro... Ho passato questo fine settimana con in sottofondo i loro prime tre dischi... Non lo facevo da tempo ed ho realizzato che dovrei farlo più spesso... Dovrei ascoltare più musica... Ogni sabato e domenica dovrei scegliere un paio di dischi e riprenderli...
Si tratterebbe in realtà di tuffi in apnea nel passato perché di buona musica ormai non ce n'è più tanta in giro... Di musica ce n'è fin troppa, ma la qualità spesso latita... Di gruppi nuovi veramente bravi ce ne sono pochi... tra gli italiani consiglio il mitico Faust'O...

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cogito
post pubblicato in conati, il 11 marzo 2012


Se il gatto di Schrödinger uscisse dalla scatole e graffiasse Schrödinger in mezzo ad una foresta, si sentirebbe cadere un albero in testa a Schrödinger?

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Sprofondando nel quarume ossidato dell’enuclezione cerebrale (asfittica afasia)
post pubblicato in recinto da ingrasso, il 9 marzo 2012


La cosa interessante del privilegio più steroideo e della stupidità più genuina sta nel fatto che questi due elementi, se presenti in un soggetto attivo in un contesto produttivo, danno licenza di esibirsi in una quantità apocalittica di stronzate. Con il beneficio di essere creduti e di essere considerati autorevoli. In questi casi il dopato largitore di immediate gratuità si fa propugnatore di una realtà che è completamente altra dal suo vissuto personale; addirittura può esprimere, epifanico e radioso, uno stato di cose che sembra il contrario speculare del ritratto del suo profilo professionale.

Può accadere, quindi, che un raccomandatissimo di ferro, notoriamente incapace e diversamente intelligente parli di meritocrazia, esponga con dovizia di particolari e spregio del ridicolo e della grammatica delle tesi che dottrinalmente potrebbero essere condivisibili, ma che in bocca a lui appaiono come la scabbia sulle ali di un angelo.

Un colon senziente di siffatta lega l’ho sentito cianciare di consulenzialità globale, di spirito di adattamento e di capacità relazionali come elementi cardini per una luminosa strada per il successo e la realizzazione. Tra uno sbadiglio, un rantolo ed un riflusso esofageo ho rammentato che la fabbrica era in fase di ascesa non per il brillante planning organizzativo, ma grazie ai contributi piovuti dal cielo dei fondi elargiti da un politico per il quale tutti i dipendenti erano stati caldamente invitati a votare.  Egli stesso aveva una storia edificante quanto quella di Franti che uscito dal libro Cuore corre a stuprare la maestrina dalla penna rossa. È stato esilarante sentirlo ragliare di capacità di problem solving maturata in un tessuto di interazione costante sapendo che lui proveniva da uno stabilimento del nord est che era stato chiuso due anni dopo il suo trionfale ingresso dal cancello e che se era stato assunto era solo perché nipote dell’avvocato divorzista dell’amministratore delegato che non aveva potuto dir di no a chi gli aveva fatto ottenere un accordo estremamente vantaggioso ma che, per limitare la sua nefasta azione, lo aveva relegato ad un’ufficetto lindo e pinto dove il massimo che doveva fare era riordinare gli schedari con i fascicoli dei dipendenti e tenere un discorsetto durante la consegna dei panettoni a Natale. Ho soffocato una risata isterica ed ho fatto quello che faccio sempre in questi casi: sono andato al cesso ad emettere peti ridanciani.

Nel silenzio ovattato del gabinetto vuoto ho realizzato che ad alcuni le scorregge esplodono dal culo e ad altri direttamente nel cervello.

Essere imbecilli non è essenziale, ma aiuta tantissimo.


no action
post pubblicato in riflessioni , il 7 marzo 2012

Alcuni recenti avvenimenti personali hanno dato conferma ad un sospetto che, cogitabondo, covavo nelle visceri da tempo. Se analizziamo il significato del termine civiltà come contrapposizione semantica e concettuale di ciò che in modo diffuso viene definito come rozzo, brutale e privo di facoltà minime di discernimento applicate ad un consesso di condivisione esistenziale tra simili, si giunge facilmente alla trista novella che l’essere umano non gode di questa dote. Non gli è propria. Ed è peggio finanche della belluina grazia delle fiere più spietate che ardono palpitanti di vita in perfetto equilibrio con se stesse.

Sono giunto alla conclusione definitiva che la civiltà sia una prerogativa della quale sono dotate le forme di vita vegetali. Placide, stoiche, partecipi agli eventi ma allo stesso tempo socraticamente e ironicamente distanti da qualsiasi affettazione. Mi piacerebbe essere un albero: osservare per decenni la stessa valle, lo stesso sole, lo stesso cielo. E poi lentamente morire, senza drammi, beffardo davanti agli orrori di una tragedia priva di catarsi.

Mi si perdoni il volgarissimo accostamento ma apprende di più una foglia in una stagione che un amministratore delegato ad un meeting di una settimana.

Ho sviluppato una forma ipertrofica di disistima nei confronti dei miei simili (pur senza reputarmi superiore a nessuno) che mi permette di guardare con sconcertato disincanto tutte quelle miserevoli turpitudini che contraddistinguono quella che in teoria dovrebbe essere l’attività qualificante per eccellenza dell’individuo. Quando al lavoro assisto a qualcosa di edificante è solo una casualità, un lancio di dadi maldestro che occulta nel migliore l’abbandono all’indeterminatezza e alla fatalità. E se casualità non è il fine è certamente poco edificante, celato da un’apparenza sordidamente irreprensibile.

Che miserie di attimi…

Mi consola sapere che il disprezzo pasce l’odio e che l’odio è un sentimento degnissimo. Antico. Sicuramente tra i primi, se non il primo, che l’uomo abbia nutrito.



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permalink | inviato da Billy Idol il 7/3/2012 alle 0:5 | Versione per la stampa
non è un paese per vecchi... non è un paese per giovani... non è un paese per nessuno...
post pubblicato in riflessioni , il 5 marzo 2012


FARSI AMARE E' SEMPLICE.

ESSERE DETESTABILE E' UN'ARTE.



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gastronomia allotropica in salsa senecana rampante pt2
post pubblicato in conati, il 4 marzo 2012

Dopo aver provveduto alla trasformazione in cibo di quel referente per lo sviluppo (o che forse non lo pensava ma certamente ci sperava e che comunque in più di un’occasione vi aveva causato problemi) avete quindi a disposizione un discreto quantitativo di carne. Dopo averla abbattuta, congelata e stoccata per l’inverno (personalmente consiglio anche di ricavare un buon tonnellaggio di polpette) dovrete, per ovvi motivi igienico sanitari e legali, pulire accuratamente la vostra cantina, garage o mattatoio personale.

Per motivi di praticità ritengo consigliabile rivestire il locale prescelto (e preferibilmente insonorizzato) con un doppio cappotto di teli di gomma sovrapposti: in questo modo sarete notevolmente avvantaggiati nel momento in cui andrete a pulire perché avrete preservato le pareti dagli inevitabili schizzi di sangue (sappiate che una carotide recisa libera sangue arterioso che può coprire una distanza superiore ai tre metri). Rimossi i teli avrete rimosso ogni traccia.

Se non avete avuto questa accortezza, per eliminare qualsiasi traccia suggerisco un lavaggio in quattro fasi: 1) uso di abbondante acqua ossigenata ad alta concentrazione strofinando su tutte le superfici (è difficile procurarsela ma ne vale la pena);

2) uso di acido muriatico (quello che si usa per i tubi intasati va benissimo) spandendo senza strofinare su tutte le superfici (superfluo dire che dovrete avere protezioni adeguate per quanto riguarda corpo, naso, bocca, occhi);

3) uso di un detersivo a base di ammoniaca leggermente diluita (vanno bene anche candeggina non profumata e prodotti commerciali come Domestos o Cillit) strofinando su tutte le superfici;

4) uso di amuchina (va benissimo anche quella profumata al limone) strofinando su tutte le superfici.

Fate molta attenzione: non usate questa procedura in rapida successione perché i prodotti mescolati tra di loro danno luogo a reazioni chimiche potenzialmente pericolose se non letali.

Dopo ogni passo occorre aspettare che il prodotto agisca ed asciughi. Quando è evaporato risciacquate con abbondante acqua calda utilizzando una lancia ad alta pressione (vanno bene anche quelle che si usano per pulire le macchine) per eliminare ogni traccia del prodotto che avete usato. Quando anche l’acqua si sarà asciugata potrete passare alla fase successiva. Quando avrete terminato con ogni probabilità le pareti dovranno essere ridipinte o magari stuccate in più punti: se ritenete, aspettate un paio di giorni che l’acqua sia completamente asciugata e procedete. Personalmente ritengo più consono il fascino vintage di un ambiente vissuto. Inoltre avrete l’idea di muovervi sul set di Texas chainsaw massacre.

Per la pulizia per una stanza di circa 10/15 mq ci vuole una giornata intera (un po’ di meno se lavorate in estate a temperature più elevate) ma avrete la certezza di poter trattare con strafottente sicumera anche il cast completo di CSI.

Ovviati questi dettagli vi rimarrà un certo quantitativo di scarti che non potrete utilizzare a scopi alimentari come frattaglie, cartilagini ed ossa (uno scheletro rappresenta da solo circa il 17% del peso di un individuo adulto). Lo smaltimento di questo materiale rappresenta il passo successivo. Propedeutica a tutto è la frantumazione dello scheletro (ripulito dai rimasugli di tessuti) in pezzi quanto più piccoli possibile: un seghetto alternato fa al caso vostro. Munitevi anche di un buon apparecchio per aspirare tutte le polveri

Se vivete in campagna e disponete di un camino potrete procedere alla combustione delle ossa che comunque è piuttosto lunga. Se optate per questa soluzione consiglio di organizzarvi in modo da agire nella stagione invernale, preferibilmente in giorni di pioggia: le ceneri verranno disperse ed assorbite dal terreno. Eventualmente potrete procedere alla sepoltura in qualche campagna, avendo cura ovviamente di scegliere luoghi differenti e distanti tra loro.

Un sistema molto creativo, laborioso ma abbastanza rapido è la polverizzazione mediante mola per affilature. In un qualsiasi ferramenta sono disponibili mole per affilature su cui occorre montare dischi muniti di un grit molto basso, adatte per coltelli e grosse lame in genere. In pochi minuti un femore viene completamente disintegrato. Ovviamente avrete una quantità industriale di polvere da smaltire ma in un giornata particolarmente ventosa i resti di quell’insopportabile individuo viaggeranno per chilometri senza arrecare disturbo a nessuno, tantomeno a voi.

Per quanto riguarda le interiora anche in questo caso è preferibile la riduzione in pezzi molto piccoli. L’eliminazione non è un problema: potrete azzardare anche a smaltirle con la normale spazzatura suddividendo il contenuto in sacchetti che getterete in cassonetti distanti tra loro. Eventualmente potrete fare affidamento sul randagismo e diventare l’idolo dei simpatici bastardoni che affollano le periferie delle nostre città. Se opterete per la combustione noterete che il cuore è il più duro da eliminare: polmoni, fegato, stomaco e reni (soprattutto questi ultimi) si riducono non appena evaporati tutti i liquidi residui. Il muscolo cardiaco è decisamente più robusto e pugnace.

Per il resto buona fortuna e buon appetito. Ricordate che il senso del gusto attiva le stesse aree del cervello preposte al sentimento della pietà e che l’etica muore davanti al sublime e al grottesco.

 

Ora qualcuno si starà chiedendo nuovamente se sono pazzo o solo dotato di cattivo gusto… in entrambi i casi se avete letto fino alla fine quanto sopra (contenente tra l’altro informazioni grossolane e facilmente reperibili) vuol dire che forse da qualche parte avete pensato di metterle in pratica.


gastronomia allotropica in salsa senecana rampante pt1
post pubblicato in recinto da ingrasso, il 29 febbraio 2012

Mi riallaccio ad un post inserito qualche tempo fa nel quale consigliavo di uccidere random un collega. D’altronde qualcuno disse che siamo allevati e nutriti per la morte, un branco di porci da macellare a caso. Considerando la contrazione del potere d’acquisto degli stipendi ritengo che sia possibile coniugare l’esigenza di eliminare fisicamente un altro individuo con il quale si condivide lo spazio lavorativo con una necessità primaria.

Visto che circa l’utilità di sopprimere un collega si è già, seppur brevemente, argomentato (spernacchiando in modo aulente le pastoie etiche che teoricamente dovrebbero opporsi contro tale decisione), gradirei chiosare quanto espresso esponendo riflessioni relative ai vantaggi del trarre nutrimento dalle carni macellate di individui che lavorano con noi.

Il vantaggio economico è notevole: un individuo di circa 80 chilogrammi fornisce dopo gli adeguati trattamenti non meno di 40 chilogrammi di carne. Conservata con le dovute accortezze soddisfa il fabbisogno medio di una famiglia per un periodo di alcuni mesi.

L’atto di mangiare la carne di un nemico o potenziale tale è assolutamente inebriante e da valore aggiunto al semplice gesto, talora volgare e scontato, di togliere la vita ad un altro essere umano (per quanto ripugnante costui possa essere).

Bisognerà ovviamente considerare che la carne umana è ricca di fibre di grasso che penetrano piuttosto in profondità. In molti consigliano di far frollare a lungo la carne in modo tale che fibre possano essere più facilmente digerite. Oltre ad acquisire un sapore decisamente migliore. Particolarmente indicata è la cottura prolungata al sugo, dopo aver fatto caramellare le proteine, per ottenere intingoli decisamente saporiti.

Un tocco di classe (oltre ad essere straordinariamente appagante) è trattare la carne quando è ancora viva. Torturare per ore o giorni il collega prima di ucciderlo e mangiarlo è un processo che garantisce risultati molto interessanti. L’adrenalina che viene liberata scatena una reazione che ha come effetto finale quello di rendere molto più tenere le carni. Le bistecche che mangiamo oggi non hanno lo stesso sapore di quelle di una volta perché ora le bestie vengono macellate in modo quasi indolore: allevate in recinti da ingrasso, vengono accompagnate in un percorso obbligato e lì uccise in modo rapidissimo e praticamente indolore. Prime i manzi venivano sgozzati e appesi a dissanguare ancora mezzi vivi: terrore e dolore inondavano le vene e si diffondevano capillarmente donando consistenza e fragranza.

Altro accorgimento è idratare in modo abbondante e costante il soggetto e nutrirlo esclusivamente con carni magre e fibre in modo tale da depurare l’organismo e al contempo fargli perdere quanto più grasso possibile.

Come accennato occorrono cautela, circospezione ed attenzione a livelli massimi per evitare di essere scoperti. Le conseguenze sarebbero terribili: oltre ad essere privati della libertà per un determinato periodo (in Italia piuttosto breve) si corre il rischio di finire nello studio televisivo di Bruno Vespa a commentare le proprie gesta ricostruite su un plastico in compagnia di un prete (impersonato talvolta da un prete vero), di una starlette (impersonata talvolta da una ex ministra munita di pregevoli ghiandole mammarie), di un astrologo (impersonato talvolta da un ricercatore precario in astrofisica che cerca di sbarcare il lunario) e di un chirurgo vascolare (impersonato talvolta da un uomo delle pulizie a cui hanno messo un camice posticcio macchiato di sangue di pollo). Da qui, il passo per diventare opinionisti a “La vita in diritta” è brevissimo e con un niente potreste ritrovarvi come concorrenti a “L’isola dei famosi” in compagnia (orrore!) del prete, della sterlette, dell’astrologo e del chirurgo vascolare di prima a cui invariabilmente si aggiungeranno un musicista in disgrazia, un ex concorrente del Grande fratello e pattume assortito.

Però con la dovuta attenzione e la dovuta cura, oltre a rendere la vostra esistenza lavorativa più sopportabile, potrete gustare l’esperienza di un pasto insolito, appagante e a basso prezzo.

 

 

Ora qualcuno si starà chiedendo se sono pazzo o solo dotato di cattivo gusto… in entrambi i casi se avete riflettuto anche solo per un secondo su quello che avete appena letto, rivolgete a voi stessi quest’interrogativo.



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permalink | inviato da Billy Idol il 29/2/2012 alle 18:17 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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